22 giugno 2013 Valerio

Ministoria del Pianoforte – Tratto da “Il Metodo Rosa” Ernest Van de Velde

Sul libro “Metodo Rosa” di Ernest Van De Velde ho trovato una ministoria del pianoforte che voglio riportare su quest’articolo, nella speranza di fare “formazione ed informazione” per tutte le persone appassionate di musica e del pianoforte.

Il pianoforte fu inventato tra il 1698 ed il 1700: Bartolomeo Cristofori, un costruttore di strumenti al servizio della corte dei Medici di Firenze ebbe l’idea di applicare ai tasti di un clavicembalo dei martelletti che percuotessero le corde, sostituendoli alle penne che le pizzicavano.

Con questo sistema gli strumenti costruiti permettevano di variare l’intensità del suono, ovvero di suonare “piano “o “forte” a seconda della pressione delle dita sui tasti.

Questa invenzione all’inizio venne considerata una piccola curiosità, e solo verso la metà del Settecento il nuovo strumento cominciò ad affermarsi.

Negli anni, con il mutare delle esigenze musicali cui lo strumento doveva rispondere, la tecnica costruttiva continuò ad evolversi per rendere il suono sempre più potente ed “uguale”, e la risposta dei tasti sempre più agile e precisa. Solo nella seconda metà dell’Ottocento i costruttori raggiunsero finalmente una sorta di “standardizzazione” e fissarono caratteristiche dello strumento che sono rimaste sostanzialmente immutate dopo di allora.

Per distinguere gli strumenti più antichi dal pianoforte moderno gli strumenti costruiti nel Settecento e nei primi anni dell’Ottocento vengono chiamati oggi fortepiano.

Oggi sono molti gli esecutori che cercano di tenere conto dell’evoluzione del pianoforte e che cercano di restaurare o ricostruire gli antichi fortepiani per eseguire la musica del passato sugli strumenti per la quale era nata (che chiaramente avevano caratteristiche tecniche e sonore differenti), ma è una scelta che spesso riguarda gli esecutori professionisti e non chi comincia a studiare il pianoforte.

Uno dei più grandi musicisti del passato che vi accompagnerà per anni nello studio del pianoforte è Johann Sebastian Bach (1685 – 1750). Bach conobbe i primi fortepiani che incominciavano ad essere costruiti ma non li trovò di suo gradimento e continuò ad utilizzare uno strumento più antico.

A “difesa” di Bach bisogna riconoscere che i primi fortepiani erano abbastanza rudimentali, mentre il clavicembalo era uno strumento estremamente perfezionato, che permetteva di utilizzare diversi registri e che con la sua nitidezza del timbro permetteva di distinguere le diverse linee melodiche, che invece nel fortepiano tendevano a confondersi in una sonorità più rotonda e sfumata.

La grandezza di Bach sta sopratutto nella sua arte contrappuntistica e l’utilità dello studio delle sue composizioni sta nell’abituarsi ad eseguire sulla tastiera più melodie contemporanee ed indipendenti.

L’autore invece che rappresenta più di tutti il pianoforte è Fryderyk Chopin (1810 – 1849): egli seppe interpretare la spinta verso il lirismo più intimo che era una delle caratteristiche fondamentali del suo tempo, e lo fece attraverso il pianoforte, creando pagine che sono inscindibili da questro strumento.

Tecnica ed invenzione strumentale da un lato e pensiero musicale dall’altro si fondono a tal punto nelle opere di Chopin che è perfettamente comprensibile il fatto che egli si sia dedicato quasi esclusivamente al pianoforte e che le sue composizioni rappresentino ancor oggi la quintessenza del pianismo.

Altro grande pianista dell’epoca è Franz Liszt (1811 – 1886) il quale si dedicò all’approfondimento della tecnica pianistica. Le sue composizioni, di enorme difficoltà per l’esecutore, testimoniano la sua prodigiosa abilità, la sua straordinaria inventiva strumentale ed il culto per le acrobazie virtuosistiche, che in quegli anni (e spesso ancora oggi) mandavano in estasi il pubblico.

Gli strumenti musicali “Predecessori del Pianoforte”:

La Spinetta era costituita da una cassa armonica in legno resinoso sulla quale erano tese delle corde metalliche (una per ogni nota). Ogni corda veniva pizzicata da un becco di penna comandato dal tasto.

Il Clavicembalo aveva la forma esterna del nostro pianoforte a coda. Generalmente era ornato da ricchi dipinti e la sua estenzione era di cinque ottave. Certi strumenti comportavano due tastiere. Le corde metalliche (due o tre per ogni nota) venivano pizzicate da un becco di penna di corvo o da una linguetta di cuoio.

Nel fortepiano le corde erano percosse da martelletti ed è questa la differenza essenziale con il clavicembalo. Il nostro pianoforrte attuale, dopo molti perfezionamenti, comporta sempre delle corde percosse.

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